Spesso nello sport accade che i pronostici, anche più scontati, vengano completamente ribaltati. Altre volte si innesca qualcosa di magico e si sorprende il mondo intero spingendosi al di là di ogni previsione, raggiungendo risultati inaspettati.
I 10 avvenimenti, di cui parleremo in ordine cronologico, vanno ben oltre, in quanto i protagonisti sono riusciti a primeggiare nell’arco di un’intera competizione e a portare a casa il titolo di campioni.

10- Nazionale americana di hockey su ghiaccio: Olimpiadi invernali di Placil 1980

“Do you believe in miracles? Yes!”, è il 1980 e Al Michaels entra nella storia del giornalismo sportivo commentando così la vittoria della nazionale americana ai danni dell’URSS. Cosa c’è di unico dietro questa vittoria? Tutto! Per prima cosa il regolamento della competizione olimpica non prevede l’utilizzo di professionisti e, mentre la squadra dell’ex Unione Sovietica può schierare tutti i suoi campioni, perchè non ha un campionato ufficiale professionistico, l’America è costretta a giocare con una selezione universitaria guidata dal sergente di ferro Herb Brooks. Gli uomini di Viktor Tikhonov, secondo molti una delle squadre di hockey più forti di sempre, partirebbero favoriti contro chiunque, figuriamoci contro un gruppo di collegiali. Insomma, lo scontro rappresenta il più classico dei “Davide contro Golia”, ma alla fine è proprio la nazionale a stelle e strisce ad aggiudicarsi la vittoria in finale per 4 a 3. Curiosità: è proprio in questa occasione che i tifosi americani intonano per la prima volta il coro “U-S-A, U-S-A”, e ancora oggi l’evento viene ricordato come “Miracle on ice”.

Miracle on Ice, February 22, 1980, Lake Placid, NY.

9- Hellas Verona: campionato di serie A 1984/1985

Nella stagione ’81/’82 la formazione gialloblu ottiene la promozione in serie A. Il salto nella massima serie procede con due ottime stagioni: un quarto e un sesto posto, ma nessuno, nonostante gli arrivi del tedesco Briegel e del danese Larsen, si sarebbe aspettato un primato degli scaligeri. Per darvi un’idea del valore dell’impresa basta ricordare che all’epoca nel campionato di serie A militano squadre del calibro della Juventus di Platini, che in quell’anno vincerà la Coppa dei Campioni, e il Napoli di Maradona, che farà il suo esordio  proprio contro il Verona. L’allenatore è Osvaldo Bagnoli, e in un’epoca lontana dall’utilizzo degli smartphone, il mercato si pianifica in compagnia del vice Antonio Lonardi, sfogliando l’album Panini. I punti alla fine sono 43  (la vittoria dà 2 punti e non 3), tanti quanti bastano a finire davanti al Torino di Aldo Serena. Sicuramente leggere queste righe farà venire il magone ai tanti tifosi dell’Hellas, che quest’anno stanno assistendo alla retrocessione della propria squadra e l’addio al calcio di Luca Toni.

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8- Michael Chang: Roland Garros 1989

La premessa è obbligatoria in questo caso, visto che il tennista americano, di origini taiwanesi, è stato stabilmente tra i primi 10 del circuito e ha portato a casa ben 34 trofei ATP. Perchè allora parlare di miracolo sportivo? Semplice, dopo aver iniziato la carriera nel 1988, Chang si presenta al torneo francese dello Slam con 17 anni e poco più di tre mesi. Il tabellone, già agli ottavi di finale, gli presenta l’allora numero 1 al mondo Ivan Lendl, che Michael supera in 5 set, dopo 4 ore e 38 minuti di gioco, sfoderando anche alcuni servizi dal basso che fanno uscire di testa il cecoslovacco. In finale l’avversario è Stefan Edberg: altra battaglia fatta di 5 set e oltre 4 ore di gioco, ma alla fine è proprio Chang a spuntarla con il punteggio di 6-1, 3-6, 4-6, 6-4, 6-2. Proprio per questi scontri lunghissimi probabilmente, il nativo di Hoboken è stato il primo a introdurre la pratica, oggi diffusissima tra i tennisti, di mangiare banane durante la partita, per prevenire i crampi.
Resta tutt’ora il tennista più giovane ad aver vinto il Roland Garros.

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7- Danimarca: Europeo di calcio 1992

L’impresa della nazionale danese di calcio è probabilmente una delle più belle favole sportive mai scritte. Siamo nel 1992, in Svezia, sede della nona edizione degli Europei, l’ultima con sole 8 squadre ammesse alla fase finale. Tra queste 8 nazionali sarebbe dovuta esserci la Jugoslavia, qualificata dopo aver vinto il proprio girone eliminatorio, ma la guerra da poco scoppiata nei Balcani e le risoluzioni adottate dall’ONU, portano la UEFA ad escludere dalla rassegna continentale la nazionale slava, e a chiamare la Danimarca, a soli 10 giorni dagli Europei. Una chiamata talmente inaspettata, che trova i giocatori danesi già in vacanza e radunati in fretta e furia dal nuovo C.T. Nielsen. Senza essersi nemmeno allenati adeguamente dal punto di vista atletico, i danesi sembrano essere solo una vittima sacrificale per permettere il regolare svolgimento degli Europei. La realtà dei fatti invece, vede la giovane nazionale del nord prima superare a sorpresa il girone ai danni di Inghilterra e Francia, poi portare la semifinale contro i campioni d’Europa in carica dell’Olanda ai rigori, in cui Schmeichel  neutralizza il rigore decisivo di Van Basten. Ad attendere i danesi in finale c’è la Germania, da poco riunificata e campione del mondo in carica, un ostacolo enorme da superare. Nulla però sembra impossibile ormai per questa squadra, ed infatti i goal di Jensen e di Vilford regalano un incredibile trionfo, a coronare una delle favole calcistiche più belle di sempre. La piccola Danimarca ha sconfitto i giganti d’Europa. La piccola Danimarca è campione d’Europa!

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6: Goran Ivanisevic: Wimbledon 2001

Il tennista croato era famoso nel circuito per il suo servizio (nel ’96 collezionerà ben 1477 ace) e per un carattere non proprio stabile e decisamente lunatico. Il suo incredibile talento nel serve and volley lo porterà a giocarsi a Wimbledon la bellezza di tre finali, ma una volta Agassi (’92) e due volte Sampras (’94 e ’98), avevano negato al nativo di Spalato la gioia finale. E così, dopo il picco toccato nel 1994 con il secondo miglior ranking del circuito dietro al leggendario Pete Sampras, la carriera del mancino sembrava destinata a restare ricca di rimpianti. Ma proprio quando Goran è scivolato alla posizione numero 125 del circuito Atp, ecco che la vita gli regala un’altra opportunità: disputare Wimbledon da Wild Card. Questa volta però il croato prende la palla al balzo e viaggia spedito fino alla finale in cui affronta l’australiano Pat Rafter. I fantasmi delle finali perse in precedenza si faranno vivi in più di un’occasione, ma stavolta Goran non può mollare e alla fine si impone dopo 5 set (6-3,3-6,6-3,2-6,9-7). Al ritorno nella natale Spalato troverà 150000 persone ad attenderlo e rendergli omaggio. Ancora oggi resta l’unico ad avere vinto Wimbledon da Wild Card e quello ad averlo fatto con il peggior ranking di sempre.

Tennis. 2001 All England Lawn Tennis Championships. Wimbledon. 9th July 2001. Mens Singles Final. Croatia's Goran Ivanisevic kisses the trophy after becoming the Mens Singles Champion, despite being a wild card entry, with a win over Australia's Pat Rafte

5- Steven Bradbury: oro olimpico Salt Lake City 2002

Sottile il confine tra favola e farsa sportiva in questo caso. L’australiano classe 1973 si presenta alle Olimpiadi invernali del 2002 senza grosse pretese, dopo essersi messo alle spalle due infortuni che avrebbero messo k.o. in molti. Nel 1994 causa un incidente in una gara valida per la Coppa del Mondo, devono ricucirgli il quadricipite con 111 punti di sutura, mentre nel 2000 in allenamento si rompe il collo e due vertebre battendo la testa contro il bordo della pista. Ma anche stavolta il destino decide di premiare la tenacia del pattinatore con gli interessi: siamo ai quarti di finale della competizione olimpica invernale  e alla fine della propria batteria Steven è già fuori dai giochi per essersi qualificato terzo, ma la seguente squalifica del giapponese Naoya Tamura lo fa accedere in semifinale. Gara successiva e stavolta l’australiano sembra uno spettatore non pagante, ma in seguito a degli errori degli avversari accede a un’inaspettata finale. Basta così giusto? E invece no, perchè proprio in finale, quando le speranze di Bradbury sono minime, il cinese Li Jiajun all’ultima curva cade, portando con sè l’americano Apolo Anton Ohno e il coreano Ahn Hyun-Soo, aprendo così la strada al più facile degli ori olimpici di cui si abbia memoria.

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4- Gaston Gaudio: Roland Garros 2004

Abbiamo parlato di Chang, che dopo quel Roland Garros stazionerà stabilmente nelle prime posizioni del circuito, e di Ivanisevic, considerato da tutti un top player anche prima di quell’incredibile Wimbledon. Questa invece è la strana storia di Gaston Gaudio che nel 2004 affronta il Roland Garros senza essere nemmeno testa di serie nel tabellone. L’argentino, soprannominato “El Gato”, ama giocare sulla terra battuta e in uno straordinario momento di forma supererà l’australiano Hewitt e il connazionale Nalbandian, per poi approdare in finale dove incontrerà Guillermo Coria, per una pazzesca finale tutta argentina. I due già si sono affrontati nel 2003 ad Amburgo in semifinale e al termine della partita vinta da “El Mago”, sono quasi arrivati alle mani. Ciò che accede in finale ha dell’incredibile: sotto due set a zero (6-0,6-4) e con il terzo set sul quattro pari, Gaudio è protagonista di un’incredibile rimonta (6-4,6-1,8-6), grazie anche al sopraggiungere dei crampi da parte del suo rivale, super favorito alla vigilia. Unico tennista a vincere uno slam dopo avere perso il primo set per sei a zero e ad averlo fatto avendo avuto contro un match point, il nativo di Buenos Aires vivrà anche un ottimo 2005, in cui raggiungerà anche la quinta posizione del ranking Atp. Da lì in poi inizierà un’inesorabile declino che lo porterà a ritirarsi definitivamente nel 2009. Meglio un giorno da leone che cento da pecora?

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3- Grecia: Europei di calcio 2004

Di nuovo gli Europei di calcio, di nuovo una straordinaria favola sportiva: questa volta è la Grecia di Otto Rehhagel. L’edizione del 2004 si svolge in Portogallo, e tra le favorite, insieme alle grandi del vecchio continente non possono che esserci i portoghesi padroni di casa, che con la migliore formazione della propria storia, cercano il primo trionfo internazionale. La Grecia, alla sua seconda partecipazione agli Europei, è inserita proprio nel girone dei lusitani ed esordisce proprio col Portogallo nella partita inaugurale della competizione. Sono gli ellenici a vincere la partita e così parte la folle corsa dei ragazzi di Rehhagel! I biancoblù riescono infatti a superare il girone dietro al Portogallo, qualificandosi per i quarti contro la Francia campione in carica. La partita non sembra avere storia, ma il gol di Charisteas e l’insuperabile difesa organizzata del C.T. tedesco, riscrivono i pronostici portando la Grecia in semifinale. Ad attenderli la Repubblica Ceca di Pavel Nedved, fresco Pallone d’Oro, e la quasi certezza di un’eliminazione già fin troppo ritardata. La squadra di Rehhagel è però organizzatissima e dimostra, ancora una volta, di avere una difesa insuperabile. Nei supplementari, un goal del difensore Dellas, porta la Grecia ad un’incredibile finale. Il destino vuole che, l’ultimo atto della rassegna continentale, veda affrontarsi le stesse squadre della partita inaugurale. In uno stadio Da Luz completamente esaurito ed inevitabilmente schierato dalla parte dei beniamini di casa, non riesce però la vendetta dei portoghesi, che vengono sconfitti con l’ennesimo 1 a 0 greco targato Charisteas. È un incubo per i tifosi lusitani, ma un vero e proprio miracolo per quelli ellenici. La Grecia tutta difesa e contropiede di Otto Rehhagel è campione d’Europa.

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2- Dinamo Sassari: Supercoppa italiana, Coppa Italia, campionato serie A 2015

Decisamente più difficile trovare vere e proprio sorprese in uno sport come la pallacanestro, dove una volta finita la stagione regolare devi riuscire a dominare anche i playoff, nei quali devi superare il tuo diretto avversario più di una singola partita. Abbiamo deciso di premiare una società come la Dinamo Sassari, che nel corso degli anni, complice il ridimensionamento o il fallimento di vecchie corazzate, ha lavorato gradualmente e in maniera intelligente per arrivare ai successi del 2015. Il gruppo allenato da Meo Sacchetti (esonerato quest’anno tra l’indignazione di molti addetti ai lavori), si presenta ai nastri di partenza fresco della prima qualificazione in Eurolega nella storia della società, e riesce a dominare in Italia, forte di un gruppo con il giusto mix di incoscienza e applicazione. Un nome su tutti? Sicuramente David Logan, vero e proprio beniamino dei tifosi, in grado di accendersi improvvisamente nei momenti più caldi della gara. Il triplete tutto italiano viene raggiunto: Supercoppa, Coppa e campionato. In questa stagione l’idillio sembra terminato perchè una cosa è certa: ripetersi nello sport è la cosa più difficile.

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1- Leicester: Premier League 2016

Chi di voi non ha visto il film “Le Riserve”,diretto da Howard Deutch e interpretato fra gli altri da Keanu Reeves? Poco importa, il messaggio chiaro della pellicola è che nello sport professionistico non contano solo i soldi, ma sapere di poter contare ciecamente su ogni compagno di squadra, può superare qualsiasi ostacolo tecnico tattico. Tutto molto bello, peccato che nel calcio, volendo essere realisti, gli equilibri spesso sono dettati dalla disponibilità economica dei grandi club. Ma veniamo al dunque: lo scenario della Premier League è più che mai incerto in estate: si ripeterà il Chelsea di Mourinho? Tornerà in vetta una delle due squadre di Manchester? O finalmente l’Arsenal riuscirà a primeggiare? Niente di tutto questo signori e signore, questo è l’anno del Leicester, che a inizio anno veniva dato dai bookmakers come principale candidato alla retrocessione. Un po’ di cifre? La società ha il quartultimo monte stipendi del campionato inglese a fronte di 62,6 milioni di Euro, spendendo nel mercato estivo 55 milioni. Inoltre come bonus nei contratti dei giocatori, figura solo il premio salvezza. Una storia bellissima di un gruppo che vince divertendosi e in cui ognuno dà il suo apporto alla squadra, grande o piccolo che sia. A guidare le volpi ci ha pensato Claudio Ranieri, uno che in Italia è stato sempre poco apprezzato, forse perchè poco incline a polemiche di natura arbitrale, e portavoce di una signorilità di cui nel calcio stiamo perdendo traccia. E alla fine con l’incoscienza di chi non ha nulla da perdere e gioca per essere ricordato in eterno il titolo è arrivato. Eroi!

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