Sono trascorsi quasi 13 anni dall’ultima vittoria in un torneo dello Slam da parte di un americano (Us Open 2003, Andy Roddick) ; il tennis maschile a “stelle e strisce” , dopo un decennio di transizione e di crisi, sembra aver ritrovato una generazione in grado di poter riportare questo sport ai massimi livelli. Riuscirà uno tra Fritz, Donaldson, Tiafoe e Paul a fare il grande salto di qualità?
Un breve viaggio negli ultimi 15 anni di tennis americano.

Da Sampras a Roddick

Finale degli Us Open 2002, Sampras ed Agassi si sfidano per l’ultima volta in un palcoscenico importante come l’Artur Ashe Stadium; è la sfida eterna tra due statunitensi che hanno interpretato il tennis in maniera diametralmente opposta: il miglior servizio contro la risposta più fulminante del circuito, timidezza contro sicurezza (entrambe apparenti) , il rovescio classico di Pete contro il bimane del “Kid di Las Vegas”. Questa finale è l’apoteosi di una rivalità storica che ha caratterizzato gli anni ’90 , è il simbolo di una generazione (composta da altri vincitori Slam e non, come Jim Courier, Michael Chang , Todd Martin , Vincent Spadea , Michael Gambill) che ha portato il tennis americano ai vertici dei palcoscenici mondiali ed è il saluto al tennista più vincente di sempre (prima dell’arrivo di Federer). Milioni di persone sono incollate alla Tv (me compreso) per assistere al canto del cigno di “Pistol Pete” che , nonostante l’ottima prova di Agassi, porta a casa il suo titolo dello Slam numero 14 in quello che diventerà l’ultimo torneo della sua meravigliosa carriera; la finale è bellissima (Sampras vince in 4 set) ed il saluto del Campo centrale al suo campione è emozionante.

Nonostante sia imminente l’addio allo sport agonistico della stella più lucente del panorama tennistico , il popolo americano è già pronto ad idolatrare un futuro campione ventenne che ha ben figurato negli Slam: Andy Roddick, infatti, ha soli 20 anni ed ha già collezionato due quarti di finale agli Us Open. Nell’edizione degli Open degli Stati Uniti del 2003, il giovane americano arriva all’atto conclusivo del torneo dove lo aspetta il campione del Roland Garros Juan Carlos Ferrero; il servizio ed il dritto di Roddick sono troppo incisivi per “Mosquito” che non riesce ad impensierire il potente statunitense; il nativo di Omaha chiude la pratica in tre set (6-3 7-6 6-3). Roddick vince il suo primo slam , diventa numero 1 del mondo e l’America è convinta di aver trovato l’erede di Sampras, il nuovo dominatore del circuito Atp: nessuno avrebbe mai immaginato, 13 anni dopo, che il tennis americano sarebbe rimasto a digiuno di Slam per così tanto tempo. Infatti quello rimarrà l’unico Slam della carriera di Roddick (nonostante abbia disputato altre 4 finali nei Majors); negli stessi anni, i suoi connazionali non riescono a trovare gloria : Mardy Fish e James Blake entrano nella top 10 senza guizzi clamorosi , il gioco serve and volley di Taylor Dent è poco incisivo e i gravi infortuni penalizzano la sua ascesa (il suo gioco era un gran bel vedere!!!!). Il tennis americano entra in una crisi profonda ed il ritiro di Roddick nel 2012 è la goccia che fa traboccare il vaso.

Andy-Roddick-US-Open-Champion-Tennis-2003_1136658.jpg

La generazione di Isner, Querrey , Sock e…. Donald Young

Il colpo che ha caratterizzato il tennis americano del presente e del recentissimo passato è senza alcun dubbio il servizio e lo schema prediletto è ormai diventato il “serve and forehand” (disegno tattico che Brad Gilbert aveva studiato a tavolino per i successi di Roddick).
John Isner e Sam Querrey rappresentano quest’idea di gioco che si è sviluppata con l’evoluzione degli attrezzi e con il cambiamento delle palline; entrambi sono giocatori molto alti (Isner è alto 2.08 m) , poco mobili, con un servizio esplosivo ed un gran dritto. Anche il prodotto della University of Southern California, Steve Johnson , può far affidamento sullo schema servizio e dritto; Jack Sock , invece , sta dimostrando di essere un giocatore più completo ed un americano anomalo (la superficie su cui gioca meglio è la terra rossa) anche se i grandi rislutati stentano ad arrivare.

Unknown

Un capitolo a parte merita Donald Young (classe 1989): tutti i giornali parlavano di lui già nel 2007, anno in cui divenne il più giovane numero 1 del mondo nella storia del circuito Juniores (superando il precedente record di Richard Gasquet) a soli 16 anni e 5 mesi. Giocatore dotato di grande manualità e di buoni fondamentali , era stato dipinto come l’erede naturale di Artur Ashe , il  campione americano plurivincitore di Slam a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Il salto tra i professionisti però è stato più diffcile del previsto per il mancino afroamericano che continua ad avere problemi di risultati nei principali tornei del circuito.
Nessun giocatore di questa generazione è riuscito ad avvicinarsi ad uno Slam (il miglior rislutato lo ha ottenuto Isner raggiungendo i quarti di finale degli Us Open 2011) ed anche il dominio dei gemelli Bryan in doppio sembra ormai giunto al capolinea.

young--450x210

La nuova generazione americana

Il movimento tennistico statunitense sembra però aver trovato un punto di svolta: molti giovani tennisti hanno invaso il cirucito maggiore in questa stagione ed alcuni di essi promettono davvero bene. Il giocatore che sta stupendo maggiormente per personalità e maturità di gioco è sicuramente Taylor Fritz: classe 1997 e figlio d’arte ( mamma Kathy è stata una professionista del Circuito Wta), ha raggiunto in questa stagione la prima finale in carriera all’Atp di Memphis (sconfitto in finale da Nishikori 6-4 6-4). E’ il più giovane giocatore tra i top 100 ed ha raggiunto il best Ranking di n.69 al mondo. Ad inizio stagione ha vinto il Challenger di Onkaparinga battendo in finale Dudi Sela ed ha ottenuto la prima vittoria in un 1000 contro l’italiano Simone Bolelli. Sentiremo parlare molto di lui.
Un altro giovane interessante è l’attuale numero 138 del Mondo Jared Donaldson  (classe ’96) , allenato dallo specialista del gioco d’attacco Taylor Dent; giocatore dotato di un ottimo rovescio a due mani, ha raggiunto la finale al Challenger di St. Joseph’s ( sconfitto da un altro americano Bjorn Fratangelo 6-1 6-3). Un pò lontani dai primi 100 al Mondo ci sono il prodotto della Junior Tennis Champions Center Frances Tiafoe (afroamericano classe 1998 e n.191 del Mondo) e Tommy Paul ( numero 201 del ranking, vincitore del Roland Garros Junior e classe ’97), giocatori interessanti e da tenere d’occhio .
La speranza di tornare a dominare nel circuito è ancora lontana , ma una cosa è certa: il movimento tennistico statunitense ha gettato le basi per un futuro da protagonista.

Rss_Images_1457672350307_461353-01-03-e1457690860234.jpg