Il Milan vive il suo momento peggiore dalla retrocessione in B avvenuta nel 1982. Da lì in poi, con la presidenza Berlusconi i rossoneri hanno vissuto molti momenti di gloria, ma ora sembra sprofondato in un baratro senza fine. Andiamo ad analizzare i perchè…

Il caos societario

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Il 20 Febbraio 1986 Silvio Berlusconi acquisisce la proprietà del Milan. Verrà spalleggiato da Adriano Galliani, amministratore delegato, e Ariedo Braida, direttore generale. I tre formano un sodalizio vincente e i successi non tardano ad arrivare: 8 scudetti, 5 Champions League, 3 Mondiali per Club, 6 Supercoppe italiane, 5 Supercoppe europee e una Coppa Italia. Proprio lo stesso Berlusconi ha commentato “Quando divenni presidente del Milan dissi che la volevo rendere la prima squadra del mondo. Nessuno ci credeva ma è successo. Volevo anche diventare il presidente che ha vinto più trofei, ed è successo, il famoso Bernabeu ha vinto la metà dei trofei che ho vinto io”. Tutto vero e il presidente non solo vince ma promuove un’idea di calcio sempre offensiva e ricca di campioni dal talento immenso.
Nel 2011 però il Cavaliere viene condannato a pagare 494 milioni di Euro come condanna per il famoso Lodo Mondadori. Da lì in poi parallelamente inizia il declino del Milan: nel 2012 partiranno Thiago Silva e Ibrahimovic, veri e proprio pilastri dell’ultima squadra laureatasi campione d’Italia, e non verranno mai rimpiazzati. Intanto iniziano anche i problemi tra Galliani e la figlia del presidente Barbara, che vorrebbe portare una ventata di freschezza nella società, ma che deve fare i conti con la mancanza d’esperienza in un mondo spietato come quello del calcio. Come se non bastasse il 31 Dicembre 2013 Braida lascerà la società, avvenimento passato quasi totalmente sotto traccia proprio per il basso profilo tenuto nel corso degli anni dal preparatissimo direttore sportivo, che non a caso dal 2015 ha portato la sua esperienza a servizio del Barcellona.
Il problema è che proprio l’atteggiamento della società sembra essere quello di un tempo in cui però al posto di Montolivo e Kucka, scendevano in campo Pirlo e Gattuso (dilungarsi troppo in confronti sarebbe impietoso). Continuano così campagne di marketing che presentano il Milan come “il club più titolato al Mondo“, il problema è che poi la gente le partite le vede e allora sei facile bersaglio di sfottò poco simpatici…

I continui cambi di allenatore

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Dallo scudetto perso in volata con la Juventus nella stagione 2011/2012 si sono alternati sulla panchina dei rossoneri ben 5 allenatori. Massimiliano Allegri, il primo, ha ampiamente mostrato la propria competenza negli ultimi due anni sulla panchina della Juventus, in una società solida e con le idee ben chiare. Dopo di lui è giunta l’ora di due ex grandi calciatori della storia del Milan: Seedorf, che in mezza stagione aveva ottenuto risultati più che sufficienti rapportati alla rosa che aveva a disposizione (primo per media punti per partita dei 5), e Inzaghi, rimasto sempre in linea con la politica a risparmio della società pagandone poi il conto per i risultati scadenti.
La storia recente invece è letteralmente scioccante: Sinina Mihajlovic dopo l’ottima stagione nella quale trascina la Sampdoria a un inaspettato settimo posto, approda a Milanello per riportare la società in Europa. Le dichiarazioni in estate sono sicuramente eccessive, figlie probabilmente di una rosa che ha aggiunto finalmente qualche elemento valido e di prospettiva, ma nonostante i risultati non sempre esaltanti al serbo va riconosciuto qualche merito, come ad esempio i miglioramenti fatti in difesa. Arriva anche un’inaspettata finale di Coppa Italia (il tabellone non è di quelli proibitivi), ma nel momento migliore del diavolo in campionato, proprio quando Fiorentina e Inter sembrano più vicine, tornano i fantasmi degli ultimi anni. Solo due punti in 4 partite, tutte giocate con squadre che si trovano sotto in classifica; dopo la sconfitta per 2 a 1 con l’Atalanta, tutti in ritiro punitivo prima dello scontro con la Juventus. La partita si chiude comunque con una sconfitta: troppo forti i bianconeri (e Buffon in particolare), ma la squadra ha reagito e dimostra di voler supportare il proprio mister.
Il messaggio sembra chiaro a tutti tranne alla dirigenza rossonera che decide, senza troppe spiegazioni, di esonerare il tecnico e affidare la squadra a Brocchi.
La vittoria all’esordio contro la Sampdoria di Montella è solo un’illusione e le ultime due uscite parlano di un pareggio casalingo contro il Carpi e una sconfitta a Verona contro l’ultima in classifica.

Il mercato all’insegna del fair play finanziario e una rosa inadeguata

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L’era Berlusconi è stata contraddistinta da importanti investimenti, che portavano a San Siro giocatori di livello assoluto. Anno per anno i cicli si rinnovavano e se i risultati non arrivavano si ricorreva subito a importanti investimenti per rialzarsi in fretta.
Ora non è così, i soldi spesi sono pochi e il problema è che spesso vengono spesi senza criterio. Gli ultimi anni hanno visto continuare la filosofia offensiva di un tempo, cercando di arricchire la squadra a volte con attaccanti in cerca di riscatto come Balotelli, Destro e Cerci, altre con elementi sicuramente validi (basta pensare all’ultimo anno di Bacca al Siviglia e alle recenti prestazioni di Fernando Torres con l’Atletico di Madrid), ma che non vengono mai adeguamente serviti da una squadra priva di idee e gioco. Se in difesa poi la recente ascesa del giovane Donnarumma e l’acquisto di un centrale di prospettiva come Romagnoli hanno permesso un sensibile salto di qualità, il centrocampo continua a essere decisamente mediocre sia sotto il profilo tecnico, che per ritmi di gioco.
Il problema è che la società sembra non riconoscere questi limiti, tanto da allontanare Sinisa perchè promotore di un gioco troppo difensivo, come se con questa rosa si potesse giocare possesso palla e calcio champagne…
Chiudiamo con la totale mancanza di un leader carismatico e propositivo all’interno dello spogliatoio, dove spesso la facia di capitano viene assegnata o a un ex ‘soldatino’ come Abate, o al poco combattente Montolivo, protagonista della richiesta di non rinnovo da parte dei tifosi rossoneri.
In pratica tanti, troppi giocatori di livello mediocre che non danno alcuna certezza a chi li allena e anche qui regna il caos.

Incertezza all’orizzonte

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Il recente incontro tra gli azionisti di minoranza e l’Ad Galliani ha palesato il clima di sconforto e di intolleranza che aleggia tra i tifosi.
La verità è che non si può costringere chi ha investito già tantissimo nella società a mettere mano per l’ennesima volta al proprio portafogli, e allora probabilmente proprio per amore del Milan, Silvio Berlusconi sarà costretto a vendere la maggioranza del club per rimanere, magari, con il ruolo di presidente onorario.
Le voci di un acquisto da parte del colosso cinese Alibaba sono state prontamente smentite e la sensazione è che bisognerà comunque attendere la fine del campionato per sviluppi concreti.
In ogni caso, a meno di clamorosi colpi di scena, servirà più di qualche anno per tornare a vedere i rossoneri ad alzare qualche trofeo. L’auspicio sarebbe quello di vedere una squadra con le idee decisamente più chiare e con qualche giocatore in grado di riportare la società a giocare in Europa. Sicuramente al calcio italiano, e non solo a quello, manca il Milan in grado di scrivere pagine indimenticabili in Champions League e di far sognare i propri tifosi. Please #SAVEACMILAN