Il 13 aprile 2016 verrà ricordato da tutti i tifosi Lakers come una data storica e malinconica . La partita contro i Jazz di Gordon Hayward sarà l’ultima della straordinaria carriera di Kobe Bryant: leggenda del basket ed icona per le generazioni future, il numero 24 più famoso d’America è pronto a mordere la sua ultima preda.

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Nello stesso giorno in cui nel 1111 Enrico V venne nominato imperatore del Sacro Romano Impero, un altro despota ha deciso di abdicare , di lasciare lo sport che tanto ha amato e che lo ha portato alla gloria eterna. Il nome di Kobe Bean Bryant verrà sicuramente accostato a quello dei più grandi della storia di questo sport e riecheggerà in eterno nell’olimpo del basket al fianco di Larry Bird e Wilt Chamberlain, passando per Magic Johnson e Michael Jordan, sue fonti di ispirazione sin da quando aveva iniziato a calcare i parquet italiani nel lontano 1984. Il paese della pizza e del Colosseo ha avuto un forte impatto tecnico e psicologico sulla carriera del numero 24. Secondo Joe Bryant, infatti , Kobe è diventato il giocatore che è grazie all’Italia e allo studio dei fondamentali cestistici nel vecchio continente. Il Black Mamba è diventato un punto di riferimento di un intero continente, il simbolo dell’agonismo puro e della determinazione sconfinata. Diceva di lui l’ex allenatore della nazionale di basket americana Mike Krzyezewski : ” È sempre concentrato, preparato. Vede il momento in cui può dare il colpo del k.o. Ama pugnalare una partita col tiro decisivo.”

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Quello di Bryant nella Nba è stato un lungo viaggio iniziato prima del previsto e terminato troppo in anticipo; è stato un percorso ricco di punti (33.583) e di rimbalzi (7043), di Fadeaway e di schiacciate, di vittorie e di sconfitte, di momenti magici e di insulti. Nell’immaginario collettivo , quando si pensa alla carriera di Bryant,  la prima cosa che viene in mente è la sua voglia di vincere fuori dall’ordinario, una caratteristica che contraddistingue le più grandi leggende dello sport e che lo ha reso uno dei giocatori  più odiati ed amati della Nba (a seconda dei punti di vista) . Ha vinto molto nella sua vita, ha indossato per cinque volte l’anello di campione Nba e non ha smesso un giorno di ricordarlo a chi lo ha circondato; ha alzato al cielo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino e di Londra, è stato Mvp della regular season nel 2008 e due volte Mvp delle finali, miglior marcatore in due diverse stagioni ed Mvp dell’All Star Game per ben quattro volte. E’ stato inserito per ben nove volte nell’All-Defensive Nba First Team dimostrando al mondo intero che in questo sport, se vuoi vincere davvero, devi applicarti in entrambe le metà campo. Non ha mai avuto paura di superare i propri limiti , anche quelli caratteriali che lo hanno reso un compagno di spogliatoio odioso. Ha mostrato al mondo intero che è possibile segnare 81 punti in una sola partita e che è legale metterne a referto 50 per quattro gare consecutive. E’ diventato il terzo miglior marcatore della storia Nba davanti al suo mito Michael Jordan, sua fonte di ispirazione e suo maestro di campo.

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Quella contro i Jazz sarà l’ultima sinfonia di un artista della palla a spicchi , il canto del cigno di una leggenda che non smetteremo mai di ringraziare  per ciò che ha trasmesso e per le emozioni che ha fatto vivere ; grazie per averci spinto oltre il pensabile e per aver esaltato la fantasia di piccoli bambini che sognano di diventare come te. Grazie per aver fatto evolvere il basket e per averci reso partecipi di una bellissima storia di sport. Grazie di tutto quello che hai fatto per la pallacanestro. Ora ci siamo, siamo pronti a raccontare l’ultimo capitolo di questo romanzo e siamo sicuri che Kobe sarà pronto a vincere anche nella serata più emotiva della sua vita, e che mostrerà al mondo intero che il Mamba è pronto a sferrare l’ultimo morso della sua carriera sportiva.

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